Gli orsi delle caverne: enormi, spaventosi, pericolosi

In News by Romolo Di Francesco

L’orso delle caverne (Ursus Spelaeus) è il carnivoro più conosciuto del periodo glaciale, grazie agli innumerevoli ritrovamenti fossili documentati nell’Italia centro-settentrionale e nel resto dell’Europa; si pensi che nella sola Caverna del Drago (in Austria) sono stati rinvenuti oltre 30.000 fossili quasi del tutto completi. Erano molto pericolosi per gli uomini della preistoria, potendo pesare fino ad 1 tonnellata, con un corpo massiccio e zampe robuste che terminavano con artigli lunghi fino a 20 centimetri; i soli canini potevano superare i 10 centimetri di lunghezza.

Non sono rari i ritrovamenti di uomini di Neanderthal e di Cro-Magnon caduti vittima dell’orso delle caverne, capace di raggiungere velocità di 50 km/h anche su terreni impervi; la fuga raramente rappresentava la salvezza …. eppure la loro pelliccia era molto usata ed ambita, la loro carne non era affatto disdegnata e il grasso era usato (talaltro) come protezione solare per il viso e per riparare i danni della pelle.

LA FORESTA DELLE MAGUS

“Sotto il peso dell’ingombrante zaino, il più anziano che guidava la marcia volse lo sguardo all’indietro. «Non può mancare molto» urlò al più giovane mentre si aiutava a camminare con l’immancabile zagaglia. Si strinse nel caldo parka in pelliccia d’orso grondante d’acqua e, senza attendere alcuna risposta, si calcò il cappuccio di martora dal pelo fulvo sulla testa e accelerò l’andatura, a dispetto della tempesta che sembrava aumentare d’intensità a ogni passo.”

“Si rivolse ai due ragazzi: «Abbassate pure le zagaglie e arretrate senza movimenti bruschi, perché quello è un orso corridore. Un uccisore di uomini.» Con il mento indicò l’enorme orso villoso che usciva dal fitto del bosco con la sua andatura oscillante.

L’animale – un orso gigante dal muso corto estinto al termine dell’ultima glaciazione, quasi 10000 anni fa – si fermò a poche decine di metri dal bisonte; fiutò l’aria per poi ergersi in tutti i suoi 3 metri e mezzo di altezza. Mosse qualche passo di sfida ritto sui posteriori e si appoggiò contro il tronco rugoso di un’alta conifera, dove si grattò la schiena facendola oscillare ripetutamente.”